Qualcosa di personale

Sono cresciuta a Montevideo, in una casa con un gran giardino dietro, con alcuni filari di vigneti e coperto da una grandissima pergola che, oltre a regalarci una bella ombra durante l'estate, donava a mio padre i suoi frutti per fare il vino. Alla fine della raccolta e dopo la fermentazione e l'ulteriore imbottigliamento, c'era sempre l'abitudine di confrontare il nostro prodotto con quelli dei vicini di casa. Come dice una poesia della mia terra: "sono cresciuta respirando quell'aroma, che sembra ancora scorrere nel mio sangue..."

Mi sono rimasti impressi la cura del vigneto durante tutto l'anno, lo stretto rapporto con la terra, l'amore e la premura con cui mio padre curava ogni dettaglio e soprattutto le aspettative di aver creato qualcosa di buono e di speciale. Con gli anni, la vita mi ha portata lontano, sette anni a New York, un anno a Buenos Aires, otto a Barcellona e adesso in Italia, dove ho deciso di riappropriarmi di questa eredità attraverso il conseguimento dell'abilitazione di Sommelier dell'Ais di Milano.

Sebbene siano passati lunghi anni, i miei valori sono rimasti gli stessi. Ogni volta che assaggio un vino cerco delle grandi emozioni, un messaggio che venga dalla terra e dalle mani con cui è stato fatto, una identità che mi dica da dove viene e come ha vissuto fino ad arrivare al mio calice. Per questo sono convinta che per capire un vino bisogna avere innanzitutto una grande sensibilità, bisogna essere disposti a svegliare i sensi e "ascoltare" il messaggio che è stato rinchiuso per qualche tempo in una bottiglia e che si presenta davanti a noi all'interno del calice.

I vini selezionati da me sono quelli che mi hanno colpito, a volte per la loro qualità, a volte per la loro dignitosa semplicità, in alcuni casi per la loro particolarità, ma specialmente per le emozioni che mi hanno fatto sentire: altrimenti non riuscirei mai a trasmettere il loro messaggio.

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